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Intelligenza artificiale 2026: confronto tra GPT-6, Claude, Gemini, Grok, Mistral e modelli cinesi. Cosa cambia per gli avvocati

Dall’evoluzione dei modelli americani all’avanzata dell’intelligenza artificiale cinese, fino alle nuove frontiere dei sistemi agentici e delle piattaforme giuridiche verticali: una panoramica dello stato dell’arte dell’IA generativa a ottobre 2026 e delle opportunità per le professioni legali.

Luca Frabboni – Maat Srl


Dieci mesi che hanno cambiato il panorama dell’intelligenza artificiale

Quando, nel dicembre 2025, abbiamo pubblicato un approfondimento sullo stato dell’arte dei modelli di intelligenza artificiale generativa, il mercato era dominato dalla competizione tra OpenAI, con GPT-5.2, Google, con Gemini 3, e Anthropic, con Claude 4.5. In quel momento la corsa all’intelligenza artificiale sembrava concentrarsi principalmente sulla capacità dei modelli di ragionare meglio, comprendere documenti più complessi e produrre risposte sempre più accurate.

A distanza di meno di un anno, il panorama tecnologico è profondamente cambiato e la rapidità con cui si susseguono gli aggiornamenti rende particolarmente difficile individuare un modello destinato a mantenere a lungo una posizione di predominio.

OpenAI è arrivata alla famiglia GPT-6, Anthropic ha raggiunto Claude 5.5, Google ha introdotto Gemini 4 Argon e Meta, dopo aver contribuito alla diffusione dei modelli aperti attraverso la famiglia Llama, ha avviato una nuova fase con i modelli Muse. Anche xAI ha proseguito nello sviluppo di Grok, mentre in Europa Mistral AI ha presentato la quarta generazione del proprio modello di punta.

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Intelligenza artificiale negli atti e nelle sentenze: errore dell’avvocato, svista del giudice?

Due vicende giudiziarie, due frasi generate dall’intelligenza artificiale rimaste nei documenti processuali e due valutazioni differenti. Perché una svista nell’uso dell’IA può assumere un peso diverso per avvocati e magistrati?

di Elisabetta Zimbè Zaire – Avvocato in Busto Arsizio


C’è un dettaglio che accomuna due recenti vicende giudiziarie e che, a mio avviso, merita attenzione.

In entrambi i casi, nel testo di un documento processuale è rimasta una frase che non avrebbe dovuto esserci: una risposta dell’intelligenza artificiale, evidentemente sfuggita alla revisione finale.

La particolarità? Nel primo caso quella frase compare nell’atto di un avvocato. Nel secondo, nella motivazione di una sentenza.

E le valutazioni che ne sono seguite offrono uno spunto di riflessione tutt’altro che scontato.

Il caso dell’avvocato: Tribunale di Verona, febbraio 2026 (di cui si era già trattato in un precedente articolo)

In un giudizio di opposizione a precetto, il Tribunale di Verona si trova davanti a un atto introduttivo contenente questa frase:

«Se vuoi, posso proseguire con l’inserimento di questa parte in un atto completo di atto di citazione in opposizione ex art. 615 c.p.c. o in comparsa conclusionale. Fammi sapere».

Una frase che, evidentemente, non appartiene al linguaggio di un atto giudiziario.

Il Tribunale la considera indicativa di un utilizzo non sufficientemente controllato dell’intelligenza artificiale e, unitamente alla manifesta infondatezza dell’opposizione, la valorizza nella valutazione della responsabilità processuale aggravata.

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AI Act e avvocati: cosa cambia dal 23 ottobre 2026 con il D.Lgs. 179/2026. Formazione obbligatoria, equo compenso e nuove regole sull’intelligenza artificiale

Luca Frabboni – Maat Srl


Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, che completa un’importante parte dell’adeguamento della normativa italiana all’AI Act europeo. Dal 23 ottobre entrano in vigore nuove disposizioni sulla formazione professionale obbligatoria in materia di intelligenza artificiale, sull’equo compenso, sulla tutela dei lavoratori e sul sistema nazionale di vigilanza e sanzioni. Diverse novità interessano direttamente gli avvocati e gli studi legali, mentre altre incidono sulle attività di consulenza, assistenza giudiziale e organizzazione della giustizia. Vediamo nel dettaglio cosa prevede il decreto, quali obblighi sono già applicabili e quali richiederanno ulteriori interventi attuativi.

1. Il D.Lgs. 179/2026: un nuovo tassello della disciplina italiana sull’intelligenza artificiale

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre 2026 del Decreto Legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, intitolato «Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2024/1689 […] in materia di poteri delle Autorità nazionali e di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella formazione», prosegue il processo di definizione del quadro normativo italiano sull’intelligenza artificiale.

Il provvedimento, composto da 54 articoli ed in vigore dal 23 ottobre 2026, è stato adottato in attuazione della delega contenuta nell’articolo 24 della Legge 23 settembre 2025, n. 132.

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Processo tributario e garanzie penali: la Corte EDU interviene sulla Legge Pinto con la sentenza Grassucci c. Italia

di Elisabetta Zimbè Zaire – Avvocato in Busto Arsizio


La Corte europea dei diritti dell’uomo riconosce la natura sostanzialmente penale delle sanzioni tributarie ai fini dell’art. 6 CEDUe condanna l’Italia per l’eccessiva durata dei procedimenti fiscali. La pronuncia chiarisce i presupposti di applicazione della Legge Pintoe apre nuove prospettive per la tutela del contribuente.

Con la sentenza dell’8 ottobre 2026 (Grassucci e altri c. Italia, ricorsi nn. 12952/13, 15540/13, 36990/19, 58395/19 e 53262/21), la Prima Sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata su una questione centrale per il contenzioso tributario italiano: le maggiorazioni fiscali applicate ai contribuenti rientrano nella “materia penale” ai sensi dell’art. 6 § 1 CEDU. Ne consegue che il procedimento tributario che le riguarda deve rispettare il principio del termine ragionevole, e che la Legge Pinto — nell’interpretazione adottata dalla Cassazione — non costituisce un rimedio effettivo ai sensi dell’art. 13 CEDU.

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MAAT LegalPaperless e Ordine degli Avvocati di Milano: attivata la convenzione per AnoniMAAT, il software di anonimizzazione degli atti legali

Sconto del 50% sui pacchetti da 1.600 e 3.200 pagine per gli iscritti all’Ordine. Una soluzione per proteggere i dati personali e preparare la documentazione necessaria al conseguimento del titolo di avvocato specialista per comprovata esperienza.

(comunicato stampa)

Milano, 12 ottobre 2026 – MAAT LegalPaperless annuncia l’attivazione di una nuova convenzione con l’Ordine degli Avvocati di Milano dedicata ad AnoniMAAT, il software sviluppato da MAAT per consentire agli avvocati di anonimizzare in autonomia gli atti e i documenti professionali, tutelando la riservatezza delle informazioni trattate.

L’accordo prevede, per gli iscritti all’Ordine degli Avvocati di Milano, uno sconto del 50% sul prezzo pieno dei pacchetti AnoniMAAT da 1.600 e 3.200 pagine, offrendo condizioni particolarmente vantaggiose ai professionisti che devono elaborare grandi quantità di documentazione.

La convenzione assume particolare rilevanza nell’ambito delle procedure per il riconoscimento del titolo di avvocato specialista per comprovata esperienza, per le quali è espressamente richiesta la preventiva anonimizzazione o pseudonimizzazione degli atti da trasmettere al Consiglio Nazionale Forense (CNF).

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