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La Cassazione 1254/2025 sulla prova digitale: riproduzioni meccaniche contestate, chi produce la prova deve dimostrarne integrità e autenticità

Il principio operativo dell’ordinanza Cassazione n. 1254/2025 è uno solo, e va letto in controluce rispetto alla narrazione corrente: se una prova basata su riproduzione meccanica — fotografia, video, screenshot, email, SMS, registrazione audio, cattura di pagina web — viene contestata in modo chiaro, circostanziato ed esplicito, l’onere di dimostrarne integrità e autenticità ricade su chi l’ha prodotta in giudizio. La Seconda Sezione Civile pronuncia su un caso WhatsApp, ma il perimetro della decisione è il genus intero delle riproduzioni meccaniche ex art. 2712 del Codice Civile. Per ogni documento che rientra in questa categoria la regola è identica: la prova entra con efficacia documentale piena, ma se il disconoscimento è costruito con rigore il giudice pretende un riscontro tecnico di provenienza e attendibilità, e quel riscontro deve fornirlo il produttore.

A questo si aggiunge un fattore che, in molti casi concreti, amplifica l’onere appena descritto: una parte significativa delle prove digitali è, di fatto, irripetibile. Non tutte lo sono (un’email conservata anche sul server di posta con metadati SMTP integri, un documento su repository con versioning, una PEC mantenuta dal gestore possono essere riacquisiti in altra forma), ma molto spesso sì: una chat cancellata dall’autore, una pagina web modificata dal gestore, un messaggio alterato dopo l’acquisizione, un file sovrascritto, un contenuto effimero scaduto, una fotografia scattata dopo un sinistro prima che luoghi e cose vengano ripristinati non sono ricostruibili ex post con le stesse garanzie. Il principio della Cassazione 1254/2025 vale in ogni caso, ma si applica con particolare severità proprio quando la riproduzione meccanica è anche irripetibile: lì, l’unica via per rispondere al disconoscimento qualificato è l’acquisizione forense cristallizzata nel momento del fatto. Negli altri casi resta almeno una seconda possibilità tecnica; in questi, no.

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Intelligenza artificiale, approvati i decreti attuativi: cosa cambia per professionisti, imprese e cittadini

di Elisabetta Zimbè Zaire – Avvocato in Busto Arsizio

L’intelligenza artificiale non è più una prospettiva futura né una tecnologia confinata ai laboratori di ricerca. È già entrata negli studi professionali, nelle imprese, nelle pubbliche amministrazioni e, sempre più spesso, nei processi decisionali che incidono sulla vita quotidiana delle persone. Proprio per questo il Governo ha deciso di compiere un passo destinato a segnare un momento importante nel rapporto tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti.

Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026 ha approvato, in esame preliminare, i due decreti legislativi destinati ad attuare la Legge n. 132/2025 e a completare il processo di integrazione dell’ordinamento italiano con il Regolamento (UE) 2024/1689, il cosiddetto AI Act. La scadenza per l’esercizio della delega legislativa è fissata al 10 ottobre 2026

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Maat LegalPaperless sceglie OpenLeges: l’intelligenza artificiale giuridica verticale per avvocati e professionisti del diritto

(comunicato stampa)

Maat LegalPaperless promuove OpenLeges, una delle più avanzate soluzioni di intelligenza artificiale verticale per il settore legale, selezionata come strumento di riferimento da proporre ad avvocati, studi professionali e operatori del diritto interessati a utilizzare l’AI in modo concreto, sicuro e realmente utile nell’attività quotidiana.

La scelta di OpenLeges nasce dalla volontà di mettere a disposizione dei clienti Maat LegalPaperless una piattaforma specializzata, costruita per rispondere alle esigenze specifiche della ricerca giuridica, dell’analisi documentale e dell’approfondimento normativo e giurisprudenziale.

OpenLeges non è un semplice software di intelligenza artificiale generativa, ma un ambiente di lavoro integrato basato su un patrimonio informativo composto da oltre 7 milioni di fonti normative, provvedimenti giurisprudenziali e contributi dottrinali. Un elemento distintivo fondamentale, perché nel lavoro dell’avvocato il valore di uno strumento AI non si misura soltanto dalla velocità della risposta, ma dall’affidabilità, dalla pertinenza e dalla verificabilità delle fonti sulle quali quella risposta si fonda.

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Sovranità digitale europea: Tech Sovereignty Package, cloud, AI e open source al centro della nuova strategia UE

Luca Frabboni – Maat Srl


La sovranità digitale europea non è più soltanto una formula politica o un principio programmatico. Sta diventando una condizione strutturale della competitività economica, della sicurezza pubblica, della resilienza dei servizi essenziali e della tutela effettiva dei diritti fondamentali.

Per molti anni il dibattito europeo sul digitale si è concentrato soprattutto sulla regolazione: protezione dei dati personali, responsabilità delle piattaforme, accesso equo ai dati, sicurezza informatica, intelligenza artificiale affidabile. Questa impostazione ha prodotto provvedimenti fondamentali, dal GDPR all’AI Act, dal Data Governance Act al Data Act, fino al Cyber Resilience Act.

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Claude Opus 4.8: cosa cambia per avvocati e studi legali nell’uso pratico dell’intelligenza artificiale

Luca Frabboni – Maat Srl


L’uscita di Claude Opus 4.8 rappresenta un passaggio interessante nell’evoluzione degli strumenti di intelligenza artificiale destinati anche al lavoro professionale. Non si tratta soltanto di un nuovo modello più potente nei benchmark o nelle classifiche tecniche, ma di un sistema pensato per lavorare meglio su attività lunghe, articolate e complesse.

Per avvocati, consulenti, studi legali e uffici amministrativi, il punto centrale non è stabilire se Claude Opus 4.8 sia “il migliore” in assoluto, ma capire quando può essere realmente utile, per quali attività conviene utilizzarlo e come impostare correttamente il livello di impegno richiesto al modello.

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