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Progetti di riforma del Codice di Procedura Civile e Matrice: una riflessione eccentrica nel segno del Nam-Shumb

di Andrea Stanchi
Avvocato in Milano, Componente dell’Organismo Congressuale Forense e della Commissione Informatica Dell’Unione Lombarda degli Ordini Forensi

“È assurdo impiegare gli uomini di intelligenza eccellente per fare calcoli che potrebbero essere affidati a chiunque se si usassero delle macchine.”

G.W. Liebnitz

 “There is clear evidence that points towards robotic automation in many cases being a complement for human labor, rather than a direct substitute. As more mundane tasks are automated, human effort becomes more valuable as it is focused on higherlevel tasks, creativity, knowhow and thinking”.

 David Whitaker, Managing Economist, Center for Economic and Business Research

 “Occupando e definendo quella scomoda posizione intermedium (dell’intersezione fra lo spazio computazionale e quello culturale) gli algoritmi e i loro collaboratori umani assumono nuovi ruoli culturali che uniscono ideologia e pratica, matematica pura e umanità impura, logica e desiderio” 

E. Finn, What algorithms want

 

1. In questo breve scritto cercherò di articolare e sviluppare ulteriormente alcuni concetti preannunciati in un precedente articolo (scritto per e pubblicato sulla rivista dell’Ordine degli Avvocati di Milano[1]).

Per fare ciò, e consentirne una piena comprensione al lettore, occorre recuperare alcuni dei concetti già espressi.

Notifiche a mezzo PEC: incostituzionale il limite delle ore 21.00 – Nota a Corte Costituzionale, sentenza 9 aprile 2019, n. 75

di Chiara Imbrosciano
Formatore PCT ed esperta in informatica giudiziaria applicata.

Con sentenza n. 75/2019, depositata in data 9 aprile 2019, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 16-septies del D.L. n. 179/2012 (conv. in L. n. 221/2012) “nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta”.
La pronuncia è densa di conseguenze pratico-applicative, considerato il consolidato orientamento della Corte di Cassazione che si è sempre espressa nel senso opposto, ritenendo tardiva la notifica eseguita via PEC dopo le ore 21.00 del giorno di scadenza del termine.
L’articolo muove pertanto dall’analisi del previgente quadro normativo e giurisprudenziale per poi ripercorrere il caso delibato dalla Corte e l’iter motivazionale seguito, al fine di metterne in luce implicazioni e conseguenze, anche alla luce della vigente normativa in tema di deposito telematico.

 

Sommario

Introduzione – Il previgente quadro normativo e giurisprudenzialeIl casoLa decisione della Corte costituzionale

Introduzione

Con sentenza n. 75/2019, depositata in data 9 aprile 2019, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 16-septies del D.L. n. 179/2012 (conv. in L. n. 221/2012) “nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta”.

La pronuncia è particolarmente significativa perché smentisce il diritto vivente, come emergente dal consolidato orientamento della Corte di cassazione, che si è sempre espressa nel senso di ritenere tardiva la notifica eseguita dopo le ore 21.00 del giorno di scadenza. E ciò anche dopo l’ordinanza con cui la Corte di Appello di Milano, già nel 2017, aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale del sopra citato art. 16-septies.

Il previgente quadro normativo e giurisprudenziale

L’articolo 16-septies è stato introdotto dalla L. n. 114/2014 di conversione del D.L. n. 90/2014 allo scopo – emergente dai lavori parlamentari – di estendere alle notifiche a mezzo PEC la fascia di orario dettata dall’art. 147 c.p.c. per le notificazioni effettuate tramite ufficiale giudiziario, con la precisazione, espressamente prevista dall’art. 16-septies, che la notifica, se eseguita dopo le ore 21.00, deve considerarsi perfezionata alle ore 7 del giorno successivo.

Habemus Papam: brevi note a margine di Cass. SS.UU. n. 8312/2019

di Daniela Muradore
Avvocato in Milano e Formatore pct

 

Nella recente sentenza n. 8312 del 2019, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione dirimono definitivamente la questione relativa all’applicabilità del secondo comma dell’art. 23 del Codice dell’Amministrazione Digitale a tutti i documenti informatici allegati al giudizio di legittimità, ivi compreso il provvedimento impugnato.

Vengono quindi superati i dubbi e le incertezze espressi in passato dalle sezioni della Corte, che pure avevano ritenuto non applicabile la norma del CAD, per essere il provvedimento impugnato, oggetto stesso del processo, e non fatto da accertare a mezzo di prova da allegare nel procedimento.

Si rimanda, naturalmente, alla lettura delle 44 pagine della sentenza, che riassume il lungo excursus interpretativo finalmente risolto dalle Sezioni Unite.

L’interpretazione convince. L’avvocatura sin dal 2017 ha con forza affermato l’applicabilità dell’art. 23 del CAD ai documenti informatici da produrre nei procedimenti non ancora “interessati” dal processo civile telematico.

Corte Costituzionale: il 19 marzo l’udienza relativa alla questione di legittimità dell’art. 147 c.p.c.

Avvocato in Milano e formatore PCT

Domani, 19 marzo, si discuterà della questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di Appello di Milano nell’ordinanza del 16 ottobre 2017 ed avente ad oggetto l’art. 16 septies L. 221/2012 nella parte in cui prevede che la disposizione dell’art. 147 c.p.c. si applichi anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche. Quando è eseguita dopo le ore 21, la notifica si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo.

Ha adito la Corte di Appello di Milano una società mediante atto di citazione in appello notificato a mezzo posta elettronica certificata con ricevute (di avvenuta accettazione e consegna), rilasciate l’ultimo giorno di scadenza, alle ore 21:05:29 e 21:05:32.

Pubblici Elenchi e Pubbliche Amministrazioni: un commento alla sentenza 3709/2019 Cassazione

Avvocato in Milano e formatore PCT

Nella recente sentenza n. 3709 del 2019, la Corte di Cassazione affronta ancora una volta il dibattuto tema delle notificazioni effettuate dal difensore ex L. 53/1994, a mezzo Posta Elettronica Certificata.

La sentenza, già ben commentata, desta, infatti, non poche perplessità.

Il tema è quello relativo alla possibilità di effettuare la notificazione in proprio ex L. 53/1994 alla Pubblica Amministrazione. Nel caso di specie, si discute della tempestività dell’impugnazione a seguito della notificazione a mezzo PEC, ex L. 53/94, effettuata dal difensore all’Avvocatura dello Stato all’indirizzo Pec risultante dall’Indice PA.

Ripercorriamo, quindi, la disciplina sui Pubblici Elenchi dai quali il difensore può estrarre l’indirizzo certificato del destinatario della notificazione.

Con il decreto legislativo 7 marzo 2005, n.82, viene emanato il “CAD” ovvero il “Codice dell’Amministrazione Digitale“.

Il CAD con l’articolo 6, ha introdotto la possibilità da parte della Pubblica Amministrazione di utilizzare la PEC per ogni scambio di documenti e informazioni con i soggetti che ne hanno fatto preventivamente richiesta.