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Claude Cowork e il plugin legale che sta smuovendo il mercato: rivoluzione o (nuova) concorrente per il Legal Tech tradizionale?

Luca Frabboni – Maat Srl


Nel primo scorcio del 2026, l’ecosistema della tecnologia legale (Legal Tech) ha vissuto uno degli shock più significativi degli ultimi anni: il lancio del plugin legale per Claude Cowork, la piattaforma di intelligenza artificiale agentica sviluppata da Anthropic, ha innescato un’ondata di turbolenze nei mercati azionari internazionali e ha fatto vacillare le valutazioni di società consolidate nel settore.

Cos’è Claude Cowork: l’agente AI che lavora per te

Claude Cowork non è un semplice chatbot conversazionale, bensì un agente AI operativo: un’intelligenza artificiale che non solo risponde a domande in linguaggio naturale, ma riceve obiettivi, pianifica passi operativi e automatizza attività complesse su file, applicazioni e flussi digitali. Questo modello di AI collabora come un vero e proprio “coworker digitale”.

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PAT: Dal 1° febbraio il deposito passa dal FormWeb. Guida alle nuove regole tecnico-operative

Il Processo Amministrativo Telematico (PAT) affronta una riforma operativa sostanziale. Dal 1° febbraio 2026, il collaudato binomio PEC-Upload cessa di essere la modalità ordinaria di deposito, venendo sostituito in via esclusiva dal sistema FormWeb, come stabilito dal D.P.C.S. 9 maggio 2025 (pubblicato in G.U. il 15/05/2025, n. 111).

Le nuove regole tecnico-operative, che sostituiscono integralmente le precedenti, spostano l’intero asse dell’attività di deposito sul portale istituzionale della Giustizia Amministrativa.

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Un’inchiesta che disinforma: perché il servizio di Report sulla gestione remota dei computer della giustizia è tecnicamente infondato e politicamente strumentale

Luca Frabboni – Maat Srl


L’ultima indagine di Report, dedicata alla gestione remota dei computer del Ministero della Giustizia, merita una riflessione critica approfondita, soprattutto se rivolta a un pubblico di giuristi e operatori del diritto. Non tanto per il tema trattato – la sicurezza informatica delle infrastrutture giudiziarie è questione seria e centrale – quanto per il modo in cui esso è stato raccontato: con un impianto narrativo fazioso, tecnicamente impreciso e, soprattutto, funzionale a una lettura politica che nulla ha a che vedere con la realtà dei fatti.

Il servizio costruisce uno “scoop” fondato sulla suggestione del controllo occulto, insinuando che la possibilità di gestione remota dei computer dei magistrati equivalga a una sorveglianza segreta e incontrollata da parte dell’esecutivo. È una narrazione che fa leva sulla paura, non sulla competenza, e che omette deliberatamente il contesto tecnico, normativo e storico entro cui tali strumenti sono stati adottati.

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Cloudflare, pirateria e sovranità digitale: la sanzione italiana come banco di prova per il futuro di Internet, dei servizi cloud e dell’intelligenza artificiale in Europa

Luca Frabboni – Maat Srl


Cloudflare è uno dei principali fornitori mondiali di servizi di infrastruttura per Internet. Fondata negli Stati Uniti, l’azienda opera come intermediario tecnologico tra i siti web e gli utenti finali, offrendo servizi di Content Delivery Network (CDN), protezione da attacchi DDoS, web application firewall, gestione DNS, reverse proxy e, più di recente, strumenti avanzati di sicurezza e ottimizzazione per applicazioni cloud e sistemi di intelligenza artificiale. In termini pratici, Cloudflare contribuisce alla velocità, alla stabilità e alla sicurezza di una quota rilevantissima del traffico Internet globale, inclusi migliaia di siti istituzionali, media, piattaforme di e-commerce, servizi software as a service (SaaS) e infrastrutture critiche.

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L’Intelligenza Artificiale nella dimensione giudiziaria: le Linee Guida UNESCO

di Elisabetta Zimbè Zaire – Avvocato in Busto Arsizio

L’IA non è più un’ipotesi accademica, ma uno strumento già presente nelle cancellerie e negli studi legali di tutto il mondo. Se l’efficienza è la promessa, la protezione del diritto resta la sfida. Attraverso le sue recenti Linee Guida, l’UNESCO stabilisce i paletti necessari affinché l’algoritmo resti un supporto e non si trasformi in un decisore opaco, privo di responsabilità umana.

1. Il contesto: la fine del “Far West” algoritmico

Il dibattito sull’Intelligenza Artificiale (IA) in ambito legale è transitato, in tempi rapidissimi, dalla speculazione dottrinale all’applicazione pratica. Sebbene l’IA offra soluzioni concrete alla crisi di efficienza dei sistemi giudiziari mondiali (caratterizzati da milioni di cause pendenti), la sua adozione “disomogenea” ha generato un vuoto regolamentare.

Il documento pubblicato dall’UNESCO, frutto di una consultazione globale con oltre 36.000 operatori, si pone come il primo vero quadro deontologico di riferimento universale. Non si tratta di una semplice dichiarazione di intenti, ma di un parametro di riferimento per valutare la legittimità del supporto tecnologico nel processo decisionale pubblico e privato.

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