Watermark ed intelligenza artificiale negli atti degli avvocati: cosa significa davvero e quali sono gli obblighi
Luca Frabboni – Maat Srl
L’introduzione dei sistemi di marcatura dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale sta suscitando numerosi interrogativi anche tra gli avvocati. La questione è diventata particolarmente attuale dopo l’applicabilità, dal 2 agosto 2026, degli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act e dopo l’annuncio di Anthropic relativo all’introduzione di un watermark nei testi prodotti dai nuovi modelli Claude1.
Il rischio, tuttavia, è quello di attribuire al watermark un significato che giuridicamente e tecnicamente non possiede.
La presenza di una marcatura in un testo non significa infatti, automaticamente, che quel documento sia stato “scritto dall’intelligenza artificiale”; non dimostra che il professionista abbia delegato all’IA la propria attività intellettuale e, soprattutto, non determina di per sé alcuna violazione dell’AI Act, della legge italiana n. 132/2025 o delle regole deontologiche della professione forense.
Per comprendere correttamente il problema occorre distinguere almeno tre piani: la marcatura tecnica del contenuto, gli obblighi dell’AI Act e gli obblighi professionali dell’avvocato.
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