I guasti del PCT e i loro effetti

 

di Alberto Mazza

Avvocato in Milano ed esperto di informatica giudiziaria applicata

 

L’11 aprile 2016 si è verificato nella sala server di Messina un grave guasto, che ha comportato l’interruzione dei sistemi informatici civili e penali in una vasta area a cavallo fra Sicilia e Calabria, in particolare nei distretti di Palermo, Caltanissetta, Messina, Catanzaro e Reggio Calabria.

Come segnalato sul Portale dei Servizi Telematici, il malfunzionamento ha provocato la sospensione dell’invio degli esiti dei controlli automatici e manuali dei depositi telematici e l’indisponibilità dei servizi di consultazione. Il Ministero ha altresì invitato gli uffici a sospendere l’invio delle comunicazioni e notificazioni telematiche.

Va, tuttavia, sottolineato che, come precisato in una nota DGSIA del 14 aprile, “non hanno subito alcun pregiudizio le funzionalità di ricezione dei messaggi di Posta Elettronica Certificata”. Quindi i depositi telematici dei professionisti effettuati dopo il guasto non sono andati perduti: sono stati acquisiti dal server di posta elettronica certificata e sono rimasti in attesa di elaborazione da parte dei sistemi informatici ministeriali interessati dal guasto.

I depositi telematici hanno subito solamente un ritardo nell’invio delle ultime due ricevute. Una volta riattivati i sistemi, sono iniziate le operazioni di recupero dei dati e di verifica, che hanno richiesto diversi giorni, ma la cosa più importante è che nessun deposito è andato perduto.

Secondo quanto affermato dal Ministero della giustizia in un comunicato stampa pubblicato sul sito istituzionale il 2 maggio 2016, dopo aver concluso le operazioni di ripristino dei sistemi, “Nessuna interruzione hanno subito le funzionalità di deposito telematico né alcun deposito effettuato è andato perduto, così come sono rimaste attive le caselle di posta elettronica certificata del processo civile telematico. Non risulta, inoltre, che si siano verificate attività intrusive da parte di soggetti non autorizzati che abbiano provocato la perdita di dati”.

Pur auspicando che simili situazioni non si ripetano in futuro, è possibile trarre una considerazione sui guasti del PCT e i loro effetti.

L’attuale meccanismo di deposito telematico prevede una procedura articolata in 4 momenti fondamentali, di cui solo gli ultimi due si svolgono all’interno dei sistemi informatici ministeriali, più frequentemente interessati da blocchi programmati o malfunzionamenti. Tali interruzioni non incidono, al contrario, sui primi due passaggi, identificati dalla ricezione della ricevuta di accettazione e della ricevuta di avvenuta consegna, che certifica il momento del deposito dell’atto. Durante questa prima fase l’atto processuale viene trasmesso attraverso server di posta elettronica certificata – quello del professionista esterno e quello ministeriale – completamente diversi da quelli normalmente colpiti dai guasti. I gestori PEC sono peraltro soggetti a stringenti livelli minimi di servizio stabiliti dalle regole tecniche della PEC (art. 13, d.p.r. n. 68/2005 e art. 12, d.m. 2 novembre 2005), in base alle quali la disponibilità nel tempo del servizio deve essere almeno pari al 99,8% del periodo temporale di riferimento (quadrimestre).

In caso di problemi potranno certamente verificarsi ritardi nella ricezione delle ultime due ricevute e nell’acquisizione al fascicolo informatico dell’atto – che pertanto non risulterà accessibile alle altre parti e al giudice – ma vengono comunque garantiti il salvataggio degli atti depositati telematicamente e la tempestiva certificazione del momento del deposito. Questo episodio dovrebbe contribuire a rassicurare i professionisti esterni, che, in simili situazioni, sono comprensibilmente preoccupati per la sorte del loro deposito telematico, specialmente quando è soggetto a rigorosi termini di decadenza.

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