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Opposizione a Decreto Ingiuntivo dopo la Riforma Cartabia: Cosa è Cambiato e Cosa No

La Riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) ha introdotto un rito civile più snello, ma ha lasciato invariati alcuni passaggi chiave del procedimento monitorio e dell’opposizione. È fondamentale distinguere le novità reali dalle prassi e dalle interpretazioni errate, per non commettere errori procedurali che potrebbero compromettere la difesa.

Ecco i punti fondamentali, spiegati con chiarezza ed esempi pratici.

 La Forma dell’Opposizione: Si usa ancora l’Atto di Citazione

Contrariamente a quanto si possa pensare, la Riforma Cartabia non ha modificato la forma dell’opposizione a decreto ingiuntivo. L’atto introduttivo per proporre opposizione rimane l’atto di citazione. La confusione può nascere dal fatto che il rito ordinario è stato uniformato al rito semplificato di cognizione che si avvia con ricorso. Tuttavia, l’art. 645 c.p.c. non è stato alterato su questo punto e prevede esplicitamente che “l’opposizione si propone con atto di citazione”.

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Arriva LegalPaperless GPT, l’assistente virtuale AI di Maat Srl specializzato nella ricerca giuridica online per avvocati e operatori del diritto

Maat Srl ha recentemente rilasciato LegalPaperless GPT, un assistente virtuale gratuito basato su intelligenza artificiale, progettato specificamente per rispondere alle esigenze quotidiane di avvocati, praticanti e giuristi.

LegalPaperless GPT è una personalizzazione del noto modello ChatGPT di OpenAI, adattato e calibrato per il contesto legale italiano grazie all’esperienza maturata da Maat S.r.l. nel settore della digitalizzazione della giustizia e dell’innovazione legale. L’obiettivo è offrire uno strumento di supporto concreto e affidabile a tutti i professionisti del diritto, in grado di fornire risposte pertinenti, chiare e coerenti con la prassi giuridica nazionale.

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Verso una nomofilachia costituzionalmente orientata: l’iniziativa dell’Ordine degli Avvocati di Roma sul contributo unificato e l’iscrizione a ruolo


Con deliberazione assunta all’unanimità, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma – su proposta del Presidente, Avv. Paolo Nesta, e del Consigliere Segretario, Avv. Alessandro Graziani – ha inoltrato formale istanza al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione affinché, ai sensi dell’art. 363 c.p.c., promuova l’intervento della Suprema Corte con riferimento alla corretta interpretazione, nell’interesse della legge, della nuova disciplina introdotta in materia di contributo unificato e di iscrizione a ruolo dei procedimenti civili.

L’intervento richiesto si colloca in un contesto normativo profondamente mutato a seguito della Legge di Bilancio per l’anno in corso, la quale ha introdotto una previsione di forte impatto sistemico: l’impossibilità di iscrivere a ruolo un procedimento in assenza del previo pagamento del contributo unificato, con la conseguenza che l’accesso alla giurisdizione verrebbe, di fatto, condizionato a un adempimento di natura patrimoniale.

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Dal 1° aprile i giudici italiani saranno affiancati da “Giudice GPT”: l’AI potrà redigere sentenze e proporre mediazioni

Roma, 1 aprile 2025 – Con una mossa che ha già suscitato vivaci reazioni tra magistrati, avvocati e accademici, il Ministero della Giustizia ha annunciato l’entrata in servizio di un innovativo sistema di intelligenza artificiale, denominato Giudice GPT, capace – secondo i tecnici – di redigere sentenze civili in piena autonomia e proporre soluzioni conciliative “più rapide di un giudice di pace sotto caffè e scadenze”.

Sviluppato in collaborazione con un consorzio italo-svizzero-finlandese e alimentato da un modello linguistico “nutrito” con oltre tre milioni di sentenze italiane (e qualche manuale di procedura civile dimenticato nei cassetti dei tribunali), Giudice GPT è stato pensato per snellire l’arretrato giudiziario e favorire una giustizia “più predittiva, più equa e con meno pause caffè”.

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Omesso pagamento del contributo unificato e rifiuto dell’iscrizione a ruolo: chiarimenti ministeriali del 21 marzo 2025

di Luca Frabboni – Maat srl

Con una nota del 21 marzo 2025, la Direzione Generale degli Affari Interni del Ministero della Giustizia ha fornito importanti chiarimenti interpretativi sulla corretta applicazione dell’art. 14, comma 3.1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025 (legge 30 dicembre 2024, n. 207). La nota si pone in diretta attuazione della circolare n. DAG 265462.U del 30 dicembre 2024, approfondendone i contenuti alla luce dei numerosi quesiti sollevati dai dirigenti degli uffici giudiziari circa le implicazioni pratiche della nuova normativa.

Il nuovo comma 3.1 dell’art. 14 TUSG introduce un principio di particolare rigore: la causa civile non può essere iscritta a ruolo se non risulta versato il contributo unificato nella misura minima prevista (43 euro) o, ove applicabile, il minore importo stabilito per legge, con esclusione delle ipotesi di esenzione espressamente previste. L’assenza di margini per un’iscrizione “sub condicione” o differita della causa è esplicitamente ribadita dalla nota ministeriale: non è consentita alcuna sospensione in attesa della regolarizzazione del pagamento.

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