di Elisabetta Zimbè Zaire – Avvocato in Busto Arsizio
La sentenza n.315/2026 del Tribunale di Verona, Sez. II Civ., (R.G. 4203/2025), pubblicata a seguito dell’udienza del 22 gennaio 2026, segna un arresto fondamentale nel perimetrare l’impiego delle nuove tecnologie nel processo civile. Il Giudice monocratico, ha censurato severamente l’automazione del ministero difensivo, chiarendo che la mera sottoscrizione dell’output algoritmico, in assenza di un reale vaglio critico, non costituisce una veniale leggerezza, ma una violazione dei doveri di diligenza e correttezza processuale.
Il provvedimento ha sanzionato l’opponente per responsabilità aggravata, individuando nel ricorso “non sufficientemente controllato” all’Intelligenza Artificiale la prova regina di una condotta negligente. Quando il professionista abdica alla propria funzione intellettuale in favore di un automatismo tecnologico, la difesa trascolora in un abuso dello strumento processuale, esponendo la parte alle sanzioni pecuniarie ex art. 96, commi 3 e 4, c.p.c..
Il caso di specie: l’errore “rivelatore” a pagina 4
La vicenda trae origine da un’opposizione a precetto (notificato per un credito di oltre 25.000 euro derivante da una sentenza della Corte di Appello di Venezia). Oltre al rigetto nel merito — fondato sulla manifesta infondatezza delle contestazioni circa la qualità di erede dell’opponente — l’attenzione del Tribunale si è appuntata sulla forma dell’atto introduttivo.
A pagina 4 dell’atto di citazione, in un punto cruciale immediatamente precedente la vocatio in ius, il difensore ha omesso di espungere una stringa di testo generata dal software di IA utilizzato per la stesura:
“Se vuoi, posso proseguire con l’inserimento di questa parte in un atto completo di atto di citazione in opposizione ex art. 615 c.p.c. o in comparsa conclusionale. Fammi sapere”.
Tale espressione, tipica dell’interlocuzione con un Large Language Model (LLM), ha reso palese che l’atto non era stato oggetto di una rilettura critica, né di un reale adattamento al caso concreto da parte del professionista.
La qualificazione della colpa grave ex art. 96 c.p.c.
Il Tribunale ha ritenuto che tale “superficialità” integrasse pienamente i presupposti della responsabilità aggravata. Secondo il decidente, la colpa grave risiede:
- Nella manifesta infondatezza dell’opposizione, proposta nonostante l’esistenza di un titolo giudiziale passato in giudicato;
- Nell’evidente ricorso non controllato allo strumento tecnologico, che dimostra una carenza di vigilanza sul contenuto dell’atto processuale.
La doppia sanzione: art. 96 comma 3 e comma 4 c.p.c.
La natura sanzionatoria della condanna si è articolata in due direzioni:
- Verso la controparte: Una condanna al pagamento di € 1.800,00 (pari a circa la metà delle spese di lite) ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c., a titolo di indennizzo equitativo per la gravità della colpa.
- Verso lo Stato: Una pena pecuniaria di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell’art. 96, comma 4, c.p.c., giustificata dal nocumento arrecato alla funzionalità del sistema giustizia.
Il dovere di vigilanza del difensore
La sentenza n. 315/2026 rappresenta un precedente fondamentale per l’avvocatura nell’era digitale. Se l’IA può essere un supporto nella strutturazione dei testi, essa non può sostituire il vaglio intellettuale del professionista. Il messaggio del Tribunale di Verona è inequivocabile: il deposito di un atto implica la piena assunzione di paternità dei suoi contenuti. Il “copia e incolla” privo di revisione non è solo un errore estetico, ma una condotta che vìola i principi cardine del giusto processo
Avvocati e AI: Competenze base di legal prompting e uso strategico di Open Leges
La formazione continua dei professionisti legali su questi temi assume carattere prioritario. In tale contesto, si segnala il webinar gratuito organizzato da Maat – LegalPaperless dal titolo “Avvocati e AI: Competenze base di legal prompting e uso strategico di Open Leges”, che si terrà il giorno 22 aprile 2026 dalle ore 14:30 alle ore 16:30.
L’evento formativo si propone di offrire un inquadramento chiaro e operativo dei concetti fondamentali dell’intelligenza artificiale applicata alla pratica legale, con l’obiettivo di prevenire i rischi connessi a un utilizzo non consapevole degli strumenti disponibili sul mercato. Il corso, a carattere eminentemente pratico, è rivolto ad avvocati e collaboratori di studio e consentirà, anche grazie al contributo di esperti del settore, di acquisire competenze specifiche sull’impiego concreto delle soluzioni di AI in ambito giuridico. In particolare, verranno illustrate le modalità di funzionamento e di utilizzo di Openleges, quale strumento avanzato di supporto all’attività professionale, favorendo un approccio consapevole, efficace e orientato all’ottimizzazione dei processi lavorativi nello studio legale.




