Cloudflare, pirateria e sovranità digitale: la sanzione italiana come banco di prova per il futuro di Internet, dei servizi cloud e dell’intelligenza artificiale in Europa

Luca Frabboni – Maat Srl


Cloudflare è uno dei principali fornitori mondiali di servizi di infrastruttura per Internet. Fondata negli Stati Uniti, l’azienda opera come intermediario tecnologico tra i siti web e gli utenti finali, offrendo servizi di Content Delivery Network (CDN), protezione da attacchi DDoS, web application firewall, gestione DNS, reverse proxy e, più di recente, strumenti avanzati di sicurezza e ottimizzazione per applicazioni cloud e sistemi di intelligenza artificiale. In termini pratici, Cloudflare contribuisce alla velocità, alla stabilità e alla sicurezza di una quota rilevantissima del traffico Internet globale, inclusi migliaia di siti istituzionali, media, piattaforme di e-commerce, servizi software as a service (SaaS) e infrastrutture critiche.

Il contesto normativo: pirateria digitale e obblighi dei provider

Negli ultimi anni, il legislatore italiano ed europeo ha rafforzato in modo significativo gli strumenti di contrasto alla pirateria digitale, in particolare nel settore audiovisivo e sportivo. In Italia, l’azione dell’AGCOM si è tradotta nell’adozione di meccanismi amministrativi rapidi di blocco dei contenuti illeciti, culminati nella piattaforma Piracy Shield, pensata per consentire l’oscuramento quasi immediato dei flussi illegali.

A livello europeo, il quadro di riferimento è rappresentato dal Digital Services Act (DSA), che impone obblighi di cooperazione, trasparenza e “diligenza” ai prestatori di servizi intermediari, distinguendo tuttavia tra hosting provider, servizi di mero trasporto (mere conduit) e caching (es. CDN). Il nodo giuridico centrale è proprio la qualificazione del ruolo svolto da operatori come Cloudflare, che non ospitano direttamente contenuti, ma forniscono servizi infrastrutturali di rete e sicurezza.

La sanzione italiana e il caso Cloudflare

A fine 2025 AGCOM ha irrogato una sanzione nei confronti di Cloudflare (https://www.agcom.it/provvedimenti/delibera-333-25-cons), contestando una cooperazione ritenuta insufficiente o tardiva rispetto agli ordini di blocco emessi tramite Piracy Shield. La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione internazionale, poiché coinvolge un attore globale e solleva interrogativi sulla compatibilità tra le procedure nazionali di enforcement e il diritto europeo.

Secondo l’Autorità, Cloudflare, pur non essendo un hosting provider in senso stretto, avrebbe comunque l’obbligo di adottare misure efficaci per impedire l’accesso a contenuti manifestamente illeciti, una volta ricevuta una segnalazione qualificata. La posizione di Cloudflare, al contrario, si fonda su una distinzione netta tra infrastruttura neutrale e contenuti, nonché sulla necessità di rispettare il principio di proporzionalità e le garanzie procedurali previste dal DSA, evitando blocchi indiscriminati che possano colpire servizi leciti.

Le criticità sistemiche: rischio di disconnessione e impatto sull’ecosistema digitale

L’ipotesi – anche solo teorica – di una limitazione o sospensione dei servizi di Cloudflare in Italia evidenzia criticità di portata sistemica. Una simile evenienza potrebbe comportare l’indisponibilità o il degrado funzionale di un numero enorme di siti e servizi, inclusi portali della pubblica amministrazione, testate giornalistiche, studi professionali, piattaforme legali e servizi cloud utilizzati quotidianamente dagli operatori del diritto.

Il problema non è solo tecnico, ma eminentemente strategico e giuridico. L’assenza di alternative italiane o europee realmente comparabili, in termini di scala, resilienza e capacità di mitigazione degli attacchi, pone il tema della sovranità digitale in modo drammatico. L’Europa, e l’Italia in particolare, dipendono in misura crescente da infrastrutture extra-UE per il funzionamento dell’economia digitale, della giustizia telematica, dei servizi pubblici e, sempre più, delle applicazioni di intelligenza artificiale.

Sovranità digitale, AI e futuro dei servizi

La vicenda Cloudflare-AGCOM dimostra come l’enforcement nazionale, se non attentamente coordinato con il diritto europeo e con la realtà tecnica di Internet, rischi di produrre effetti controproducenti. La costruzione di un ecosistema digitale sovrano non può passare esclusivamente attraverso sanzioni o obblighi imposti a operatori globali, ma richiede investimenti strutturali, politiche industriali e lo sviluppo di infrastrutture europee affidabili.

Per gli avvocati e i giuristi, il caso rappresenta un banco di prova cruciale: da un lato la tutela dei diritti d’autore e della legalità, dall’altro la salvaguardia dei principi di proporzionalità, neutralità della rete, libertà d’impresa e continuità dei servizi essenziali. In prospettiva, la stessa affidabilità dei sistemi di AI, sempre più dipendenti da infrastrutture cloud globali, è strettamente connessa a queste scelte.

In conclusione, la sanzione a Cloudflare non è un episodio isolato, ma un segnale di una tensione più profonda tra regolazione nazionale, diritto europeo e realtà tecnologica globale. Affrontarla con una visione esclusivamente repressiva rischia di compromettere non solo l’accesso a Internet, ma il futuro digitale del Paese. Una riflessione giuridica matura e sistemica è ormai non più rinviabile.