Il Tavolo Tecnico sul Processo Amministrativo Telematico istituito presso il Segretariato generale della Giustizia Amministrativa ha ritenuto necessario fornire un'interpretazione univoca sulle modalità di attestazione di conformità della copia informatica nel Processo Amministrativo Telematico a seguito della modifica del comma 2 dell'art. 22 del Codice dell'Amministrazione Digitale.

Il novellato art. 22 co. 2 del d.lgs. 82 del 2005, modificato dal d.lgs. 13 dicembre 2017, n. 217 (pubblicato in G.U. il 12 gennaio 2018), ora prevede che "le copie per immagine su supporto informatico di documenti originali formati in origine su supporto analogico hanno la stessa efficacia probatoria degli originali da cui sono estratte, se la loro conformità è attestata da un notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato, secondo le Linee guida”; è soppressa, quindi, la disposizione secondo cui l'attestazione di conformità poteva essere effettuata "mediante dichiarazione allegata al documento informatico ed asseverata”.

Con nota congiunta in data 10 aprile 2018, il Tavolo Tecnico ha ritenuto di precisare che:
- la soppressione di tale inciso non elimina "tout court il potere di asseverazione bensì la sola specificazione che tale attestazione di conformità avvenga unicamente mediante tali modalità";
- l'attuale vigenza delle regole tecniche di cui al d.p.c.m. 13 novembre 2014, consente - nell'ambito del PAT - di asseverare la copia informatica sia nel medesimo file che in un differente documento, comunque sottoscritto con firma digitale, come previsto dal Regolamento di cui al d.p.c.m. n. 40/2016.

Il tutto nelle more dell’emanazione delle nuove Linee Guida ex art. 71 CAD, come modificato dall’art. 63 del decreto correttivo; Linee guida che vengono previste in sostituzione delle regole tecniche adottate dal d.p.c.m. 13 novembre 2014, che però "restano efficaci fino all'eventuale modifica o abrogazione da parte delle Linee guida di cui al predetto articolo 71, come modificato dal presente decreto" (ex art. 65 co. 10 d.lgs. 217/2017).

 

Approfondimenti

Interpretazione del Tavolo Tecnico

 

Il TAR Napoli, Sez. VIII, con l'ordinanza n. 1653  del 15 marzo 2018, rimette in termini per errore scusabile il ricorrente che abbia notificato il ricorso in proprio a mezzo PEC all'indirizzo risultante dal registro IPA.

Il TAR, innanzitutto, muove dal dato normativo, evidenziando che:
- l'indice delle Pubbliche Amministrazioni era inizialmente "equiparato agli elenchi pubblici dai quali poter acquisire gli indirizzi PEC validi per le notifiche telematiche dall’art. 16-ter D.L. n. 179 del 2012";
- tale equiparazione è venuta meno a seguito della modifica al predetto art. 16ter ad opera del D.L. n. 90/2014; 

- l'indice PA "viene considerato valido per la notifica agli enti impositori nel processo tributario, ai sensi dell’art. 7, comma 5, del D.M. n. 163/2013, con effetti potenzialmente fuorvianti in sede interpretativa anche per altri riti processuali, quale quello amministrativo, soprattutto in mancata iscrizione dell’ente nel registro PEC tenuto dal Ministero della Giustizia".

Segue un interessante ricognizione giurisprudenziale, in cui il Collegio richiama, tra le altre, l'ordinanza 13 novembre 2017, n. 420, del Tar Molise, che aveva rimesso in termini il ricorrente per aver notificato all'indirizzo pec dell’Avvocatura dello Stato indicato nel sito Internet dell'avvocatura stessa, e la sentenza  5 febbraio 2018, n. 744 del Consiglio di Stato, Sez. III, secondo la quale "dall’eventuale assenza nell’elenco ufficiale dell’indirizzo PEC di una Pubblica Amministrazione non possono derivare preclusioni processuali per la parte privata".

Senza contare che - continua il Collegio - vengono in gioco i canoni di autoresponsabilità e legittimo affidamento per cui l'Amministrazione, a fronte di un suo inadempimento all'obbligo di comunicare al Ministero entro il 30 novembre 2014  il proprio indirizzo PEC valido ai fini della notifica telematica nei Suoi confronti  (obbligo imposto dall’art. 16, comma 12, del D.L. n. 179/2012), "non può trincerarsi dietro il disposto normativo che prevede uno specifico elenco da cui trarre gli indirizzi PEC ai fini della notifica degli atti giudiziari, per trarne benefici in termini processuali, così impedendo di fatto alla controparte di effettuare la notifica nei suoi confronti con modalità telematiche".

E' alla luce di tale ricostruzione normativa e giurisprudenziale che il TAR Napoli ritiene di poter applicare l'istituto dell'errore scusabile ex art. 37 c.p.a., con conseguente necessità di rimettere in termini la parte ai fini del rinnovo della notifica.
 
Approfondimenti

Consiglio di stato, sez. III, sentenza n. 744/18 - link

 

Fonte: Portale della Giustizia Amministrativa - 23 marzo 2018

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Dal 1° gennaio 2018 il Processo Amministrativo Telematico - che lo scorso anno ha permesso alla giustizia amministrativa di vincere il premio Agenda Digitale 2017 - è soggetto a diverse novità.

Innanzitutto l'obbligo di deposito telematico è diventato generalizzato in quanto, ai sensi della lettera e) del comma 2 dell'art. 7 del DL 168 del 2016, riguarda ora anche i depositi di atti e documenti relativi ai ricorsi "vecchi", ossia iscritti a ruolo cartaceamente prima dell'avvento del PAT (1° gennaio 2017).

Anche il pagamento del contributo unificato è ormai unicamente telematico, e deve essere effettuato con il modello F24 Elide.

Inoltre, ai sensi del comma 1-ter dell'art. 25 del Codice sul Processo Amministrativo, per la parte non è più necessario eleggere domicilio "nel comune sede del tribunale amministrativo regionale o della sezione staccata dove pende il ricorso", pena la domiciliazione in segreteria, e la conseguente notifica in segreteria in mancanza dell'elezione del domicilio: ha piena attuazione l'elezione del domicilio digitale.

A questa evoluzione telematica, però, si affianca il prolungamento dell'obbligo di deposito della copia di "cortesia" cartacea, che sarebbe dovuto terminare il 31/12/2017 ma che la legge di bilancio, e in particolare l'art. 1 comma 1150, modificando l’art. 7, comma 4 DL 168/2016, ha confermato.

 

Il TAR Molise, con l'ordinanza n. 420 del 13 novembre 2017, rimette in termini per errore scusabile il ricorrente che abbia notificato il ricorso a mezzo PEC utilizzando un indirizzo diverso da quello pubblicato nel Registro PP.AA. di cui all'art. 16 comma 12 del DL 179/2012 conv. L. 221/2012.

Nel caso di specie, il ricorrente aveva notificato il proprio ricorso all'Avvocatura dello Distrettuale dello Stato presso l'indirizzo PEC pubblicato sul sito dell'Avvocatura, facendo affidamento sulla circostanza che in altri giudizi, pendenti avanti al medesimo TAR Molise, l'amministrazione si era ritualmente costituita, pur a fronte di ricorsi notificati presso l'indirizzo PEC non censito nel pubblico elenco.

Proprio tale affidamento è stato tutelato dal TAR Molise che, nel provvedimento in esame, pur muovendo le mosse
dall'obbligo posto dalla vigente normativa, secondo cui le notifiche telematiche alle PA non costituite in giudizio devo essere effettuate esclusivamente all'indirizzo PEC estratto dal Registro PP.AA., giunge alla conclusione di accogliere l'istanza di rimessione in termini formulata da parte ricorrente.

E ciò in quanto, sostiene il Tribunale, deve ritenersi errore scusabile la notifica presso un indirizzo PEC non censito in un pubblico elenco quando tale indirizzo risulti, come nel caso di specie, pubblicato sul sito internet dell'Amministrazione, senza recare l'espressa precisazione di utilizzabilità di tale indirizzo unicamente per le comunicazioni differenti dalla notifica di atti giudiziari ex L. 53/1994. Il che ha senz'altro generato nel ricorrente un legittimo affidamento, fortificato appunto dalle precedenti costituzioni in giudizio dell'Amministrazione intimata.

Ne segue che "il legittimo mutamento della strategia processuale dell’Avvocatura dello Stato, che ha deciso di non costituirsi più nei giudizi in cui venga eseguita la notifica del ricorso introduttivo presso l’indirizzo PEC relativo ad attività diverse dalla rappresentanza processuale, non può produrre fin da subito le gravi conseguenze connesse all’invalidità della notifica stessa, pena la violazione del principio di lealtà processuale, quanto meno fino a quando non venga modificato il sito web dell’Avvocatura medesima in modo da rendere chiaro a tutti gli utenti che l’indirizzo PEC impiegato dalla parte ricorrente nell’odierno giudizio non è utilizzabile per la notifica degli atti processuali a cui è, invece, destinato un altro indirizzo PEC".

 

Approfondimenti

TAR Molise, sez. I, ordinanza n. 420/17 - link