di Valentina Ferrari

Formatore PCT ed esperta in informatica giudiziaria applicata

 

Risale allo scorso marzo 2018 la pubblicazione di un’ulteriore pronuncia della Suprema Corte di Legittimità in merito all’annosa questione circa la tempestività o meno delle notificazioni effettuate a mezzo posta elettronica certificata oltre le ore 21:00 del giorno di scadenza del termine processuale normativamente sancito.

Ancora una volta, gli Ermellini sono stati chiamati a statuire in ordine all’ammissibilità di un ricorso per cassazione notificato dal difensore a mezzo PEC dopo le ore 21:00 del giorno di scadenza del termine di cui all’art. 327 c.p.c.

 
Esperto in informatica giuridica e giudiziaria Maat Srl
 

Il 25 maggio 2018 sarà pienamente applicabile in tutti i paesi dell’Unione Europea il regolamento n. 2016/679, approvato il 16 aprile 2016. Noto con la sigla GDPR (General Data Protection Regulation), il Regolamento UE ha abrogato la precedente direttiva 95/46/CE in materia di privacy. Il GDPR sarà immediatamente applicabile ed entrerà in vigore come norma primaria, senza necessità di alcun recepimento specifico ed andando a sostituire la normativa attualmente vigente nei diversi paesi membri. E’ ancora incerto cosa succederà nell’ordinamento italiano con il Codice in materia di protezione dei dati personali della privacy (D.lgs 30 giugno 2003, n. 196). Le prime bozze circolate riguardo al D.lgs attuativo del GDPR stabilivano, infatti, l’abrogazione integrale del Codice sulla privacy. L’ultima versione nota, del 10 maggio 2018, che al momento risulta in esame alle Camere, prevede invece l’adeguamento del Codice della privacy, armonizzandolo con il GDPR, grazie ad un intervento di taglia e cuci volto ad eliminare le eventuali incompatibilità con le nuove norme europee, in modo analogo a quanto già fatto con il Codice dell’Amministrazione Digitale rispetto al regolamento europeo eIDAS.

 

 

Formatore PCT ed esperta in informatica giudiziaria applicata

 

L’introduzione dell’obbligo del deposito telematico nel processo civile è avvenuta ad opera dell’art. 16 bis del D.L. 179/2012, “Ulteriori misure urgenti per la crescita del paese”, conv. dalla L. 221/2012.

Nel realizzare tale obiettivo il Legislatore - verosimilmente in un’ottica di semplificazione - ha disegnato, al comma 1, un primo ambito di applicazione comune, affiancando tuttavia procedimenti dalla natura profondamente differente. Da un lato, i procedimenti dalla natura contenziosa nei quali gli interessi privati sono contrapposti, dall’altro, i procedimenti di giurisdizione volontaria, rientranti nell’ambito dell’“amministrazione pubblica del diritto privato”, nei quali lo Stato interviene quale terzo a tutela dell’interesse del privato, senza che sia postulata l’esistenza di una controversia.

L’assimilazione normativa in esame, tuttavia, spesso non si concretizza nella prassi in una applicazione pacifica dell’esclusività del deposito telematico: ciò avviene in particolare per i procedimenti di amministrazione di sostegno.

Dottoranda di ricerca in Diritto Processuale Civile (Università degli Studi di Milano-Bicocca) e Formatore PCT

 

Ad oltre tre anni dall'entrata in vigore dell'obbligatorietà, cresce l'attenzione della giurisprudenza di legittimità e di merito nei confronti delle tematiche connesse alla nascita e allo sviluppo del Processo Civile Telematico.

Ed è proprio il binomio - costituito, da una parte, dal crescente rilievo di depositi e notifiche con modalità telematiche e, dall’altra, dalle esigenze di innovazione interpretativa poste da un dettato normativo troppo spesso oscuro o comunque non aggiornato - a destare le maggiori preoccupazioni.

Questa duplicità di aspetti traspare in tutta la sua evidenza nelle pronunce giurisprudenziali che hanno caratterizzato, non sempre positivamente, l'anno appena concluso.

Avvocato in Milano e formatore PCT
 

Lo scorso luglio è stata pubblicata la sentenza n. 17450 della Sezione Terza della Corte di Cassazione.

La Corte ha dichiarato l’improcedibilità di un ricorso su eccezione presentata dal pubblico Ministero, in ragione del mancato deposito, come previsto dall’art. 369, comma 2, n. 2 c.p.c., “della copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta”.

Nel caso in esame, il ricorrente aveva prodotto la mera copia della relata di notificazione relativa al provvedimento impugnato, priva della dichiarazione di conformità da attestarsi ex Lege 53/1994.

Il ricorrente, infatti, ricevuta la notificazione della sentenza sulla propria casella di posta elettronica certificata, si è costituito nel giudizio di legittimità allegando la mera stampa del messaggio di PEC ricevuto nella propria casella, con i relativi allegati, compresa, quindi, la relazione di notificazione.

Neppure la parte resistente ha prodotto copia autentica della sentenza impugnata con la relazione di notifica, mentre agli atti è stata prodotta la copia autentica della sentenza, rilasciata dalla cancelleria della Corte di Appello di Venezia (che ha emesso il provvedimento impugnato).

La Corte, enunciando il principio che di seguito si trascrive,

in tema di ricorso per cassazione, qualora la notificazione della sentenza impugnata sia stata eseguita con modalità telematica ai sensi dell'art. 3-bis della legge n. 53 del 1994, per soddisfare l'onere di deposito della copia autentica della relazione di notificazione ex art. 369, comma 2, n. 2, cod. proc. civ., il difensore del ricorrente, destinatario della notificazione, deve estrarre copie cartacee del messaggio di posta elettronica certificata pervenutogli e della relazione di notificazione redatta dal mittente ex art. 3-bis, comma 5, della legge n. 53 del 1994, attestare con propria sottoscrizione autografa la conformità agli originali digitali delle copie analogiche formate e depositare queste ultime presso la cancelleria della Corte entro il termine stabilito dalla disposizione codicistica,

sanziona dunque con l’improcedibilità il comportamento del difensore che abbia omesso di dichiarare conforme quanto ricevuto a mezzo posta elettronica certificata, per la violazione della legge in materia di notificazioni in proprio a mezzo PEC, con conseguente mancata prova valida della data in cui è avvenuta la notificazione e con impossibilità per la Corte di verificare la tempestività della notifica del ricorso per Cassazione.