Con decreto in data 28 novembre 2017 (G.U. n. 288 del 11-12-2017), il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha modificato l'art. 10 del decreto 4 agosto 2015, recante le Specifiche Tecniche che governano il Processo Tributario Telematico.

Nella versione previgente, il comma 3 dell'art. 10 delle Specifiche Tecniche fissava come dimensione massima di ogni singolo documento informatico la soglia dei 5 MB, superata la quale era necessario dividere il documento in più file.

Il testo novellato, in vigore dal 12 dicembre u.s., alza tale limite, fissando a 10 MB la dimensione massima consentita di ogni singolo documento informatico, ferma restando la necessità di suddividere il documento in più file qualora questo superi la nuova soglia dei 10 MB.

Vengono poi stabiliti due ulteriori limiti: 50 MB è la dimensione massima consentita per l'insieme dei documenti informatici trasmessi con un singolo invio telematico che, a sua volta, non potrà contenere più di 50 documenti (avente ciascuno, come sopra detto, la dimensione massima di 10MB).

Per orientarsi in tale nuovo quadro, il decreto stabilisce che, in ogni caso, "prima della trasmissione degli atti e documenti, il  sistema controlla e segnala all'utente l'eventuale superamento di uno o più dei predetti limiti".

 

Approfondimenti

Decreto del 28/11/2017 del Ministero dell'Economia e delle Finanze - Link

 

Con l'ordinanza 25 settembre 2017, n. 22320, la Cassazione si è pronunciata sulla questione relativa all'allocazione del rischio della mancata lettura dei documenti sottoscritti digitalmente in formato Cades (.p7m) in capo al destinatario della notifica, che non si sia dotato degli strumenti per "decodificare" i files notificati, ovvero in capo al notificante.

Nell'opinione del ricorrente, la configurazione in capo al destinatario della notifica dell'onere di dotarsi di specifici programmi di lettura di files con estensione .p7m violerebbe gli artt. 3 e 24 della Costituzione, prospettando una disparità di trattamento con le notifiche analogiche.

Di diverso avviso è la Cassazione, secondo cui "il corpus di norme, anche tecniche e di rango secondario, su cui si basa il c.d. processo telematico ha reso possibile e pertanto legittimo, ma anzi via via talvolta perfino indispensabile in quanto necessario perché unico strumento valido per la formazione dell'atto o lo sviluppo della fase processuale, l'impiego di particolari strumenti informatici....tanto per la formazione che per la notificazione dell'atto".

E' pertanto insito nella stessa normativa sulle notifiche telematiche l'onere per il destinatario della notifica di dotarsi degli strumenti informatici necessari alla sua lettura. Secondo la Corte non è infatti configurabile alcun contrasto con Costituzione, trattandosi di onere imprescindibile e funzionale all'operatività della stessa normativa in materia di notifiche a mezzo PEC, la cui applicazione sarebbe viceversa subordinata alla compiacenza del destinatario. Né può parlarsi di un onere eccezionale od eccessivamente gravoso, considerato l'attuale contesto di diffusione degli strumenti informatici ed in ogni caso delle telecomunicazioni con tali mezzi.

Approfondimenti

Cass., sez. VI-3, ord. 25 settembre 2017 n. 22320 (Pres. Amendola, rel. De Stefano) - Link

 

La sezione "Giurisprudenza" è stata aggiornata con l'inserimento dei seguenti provvedimenti:

Impugnazioni - Cassazione - Controricorso - Notifica - Mancata elezione di domicilio in Roma - Indicazione dell'indirizzo PEC ai soli fini delle comunicazioni di cancelleria - Domiciliazione ex lege presso la cancelleria - Notifica in cancelleria - Validità

Comunicazioni di cancelleria - Comunicazioni a mezzo PEC - Provvedimento cartaceo - Copia informatica per immagine - Firma digitale del cancelliere - Necessità - Esclusione

Sentenza di primo grado - Notifica presso la cancelleria - Mancata indicazione dell'indirizzo PEC negli atti - Ammissibilità - Sussiste

Notifica a mezzo PEC - Notifica della sentenza di primo grado - Notifica effettuata prima del 15 dicembre 2013 - Ammissibile - Notifica in corso di causa - Mancanza di elementi obbligatori - Irrilevante - Raggiungimento dello scopo - Sussiste - Notifica effettuata prima del 15 maggio 2014 - Nullità - Sanabilità

Ricorso introduttivo del giudizio di appello - Deposito antecedente al d.l. n. 90/2014 - Indicazione del fax e dell'indirizzo PEC ai soli fini delle comunicazioni - Luogo delle notificazioni - Domicilio eletto - Luogo diverso da quello indicato nell'art. 82 r.d. n. 37/1934 - Sentenza di appello - Notifica presso la cancelleria - Ammissibile

Notifica a mezzo PEC - Notifica a PA - Indirizzo PEC del destinatario - Pubblico registro - Estrazione dal sito internet del destinatario - Estrazione dall'Indice PA (registro IPA) - Nullità

 

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Lo scorso luglio è stata pubblicata la sentenza n. 17450 della Sezione Terza della Corte di Cassazione.

La Corte ha dichiarato l’improcedibilità di un ricorso su eccezione presentata dal pubblico Ministero, in ragione del mancato deposito, come previsto dall’art. 369, comma 2, n. 2 c.p.c., “della copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta”.

Nel caso in esame, il ricorrente aveva prodotto la mera copia della relata di notificazione relativa al provvedimento impugnato, priva della dichiarazione di conformità da attestarsi ex Lege 53/1994.

Il ricorrente, infatti, ricevuta la notificazione della sentenza sulla propria casella di posta elettronica certificata, si è costituito nel giudizio di legittimità allegando la mera stampa del messaggio di PEC ricevuto nella propria casella, con i relativi allegati, compresa, quindi, la relazione di notificazione.

Neppure la parte resistente ha prodotto copia autentica della sentenza impugnata con la relazione di notifica, mentre agli atti è stata prodotta la copia autentica della sentenza, rilasciata dalla cancelleria della Corte di Appello di Venezia (che ha emesso il provvedimento impugnato).

La Corte, enunciando il principio che di seguito si trascrive,

in tema di ricorso per cassazione, qualora la notificazione della sentenza impugnata sia stata eseguita con modalità telematica ai sensi dell'art. 3-bis della legge n. 53 del 1994, per soddisfare l'onere di deposito della copia autentica della relazione di notificazione ex art. 369, comma 2, n. 2, cod. proc. civ., il difensore del ricorrente, destinatario della notificazione, deve estrarre copie cartacee del messaggio di posta elettronica certificata pervenutogli e della relazione di notificazione redatta dal mittente ex art. 3-bis, comma 5, della legge n. 53 del 1994, attestare con propria sottoscrizione autografa la conformità agli originali digitali delle copie analogiche formate e depositare queste ultime presso la cancelleria della Corte entro il termine stabilito dalla disposizione codicistica,

sanziona dunque con l’improcedibilità il comportamento del difensore che abbia omesso di dichiarare conforme quanto ricevuto a mezzo posta elettronica certificata, per la violazione della legge in materia di notificazioni in proprio a mezzo PEC, con conseguente mancata prova valida della data in cui è avvenuta la notificazione e con impossibilità per la Corte di verificare la tempestività della notifica del ricorso per Cassazione.