Oggi, 11 aprile, diventano obbligatorie le vendite telematiche, dato il decorso dei 90 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (GU n. 7, S.O. n° 2) - il 10 gennaio 2018 - del decreto ministeriale che "accerta la piena funzionalità del portale delle vendite pubbliche, come previsto dal comma 5 dell'art. 4, del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni dalla legge 30 giugno 2016 n. 119".

Le specifiche tecniche del Portale delle Vendite Pubbliche, così come le "regole tecniche e operative per lo svolgimento della vendita dei beni mobili e immobili con modalità telematiche”, sono disponibili nell'apposita sezione del Portale dei Servizi Telematici (PST) riservata al Portale delle Vendite Pubbliche (PVP).

La pubblicazione degli avvisi di vendita sul portale è, invece, già obbligatoria dal 19 febbraio 2018, data in cui sono decorsi i "30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle specifiche tecniche previste dall'articolo 161-quater delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile", ai sensi del comma 2 dell'art. 23 del d.l. 83/2015, conv. in l. 132/2015.

Si ricorda che il Portale delle Vendite Pubbliche è accessibile dai seguenti indirizzi:
- https://portalevenditepubbliche.giustizia.it
- https://pvp.giustizia.it
- https://venditepubbliche.giustizia.it

 

Approfondimenti
Portale delle vendite pubbliche: adozione delle specifiche tecniche
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Portale delle Vendite Pubbliche: bene ma non benissimo
Operativo dal 17 luglio il Portale delle Vendite Pubbliche
Attivazione del Portale delle vendite pubbliche - PST giustizia

 

Il TAR Napoli, Sez. VIII, con l'ordinanza n. 1653  del 15 marzo 2018, rimette in termini per errore scusabile il ricorrente che abbia notificato il ricorso in proprio a mezzo PEC all'indirizzo risultante dal registro IPA.

Il TAR, innanzitutto, muove dal dato normativo, evidenziando che:
- l'indice delle Pubbliche Amministrazioni era inizialmente "equiparato agli elenchi pubblici dai quali poter acquisire gli indirizzi PEC validi per le notifiche telematiche dall’art. 16-ter D.L. n. 179 del 2012";
- tale equiparazione è venuta meno a seguito della modifica al predetto art. 16ter ad opera del D.L. n. 90/2014; 

- l'indice PA "viene considerato valido per la notifica agli enti impositori nel processo tributario, ai sensi dell’art. 7, comma 5, del D.M. n. 163/2013, con effetti potenzialmente fuorvianti in sede interpretativa anche per altri riti processuali, quale quello amministrativo, soprattutto in mancata iscrizione dell’ente nel registro PEC tenuto dal Ministero della Giustizia".

Segue un interessante ricognizione giurisprudenziale, in cui il Collegio richiama, tra le altre, l'ordinanza 13 novembre 2017, n. 420, del Tar Molise, che aveva rimesso in termini il ricorrente per aver notificato all'indirizzo pec dell’Avvocatura dello Stato indicato nel sito Internet dell'avvocatura stessa, e la sentenza  5 febbraio 2018, n. 744 del Consiglio di Stato, Sez. III, secondo la quale "dall’eventuale assenza nell’elenco ufficiale dell’indirizzo PEC di una Pubblica Amministrazione non possono derivare preclusioni processuali per la parte privata".

Senza contare che - continua il Collegio - vengono in gioco i canoni di autoresponsabilità e legittimo affidamento per cui l'Amministrazione, a fronte di un suo inadempimento all'obbligo di comunicare al Ministero entro il 30 novembre 2014  il proprio indirizzo PEC valido ai fini della notifica telematica nei Suoi confronti  (obbligo imposto dall’art. 16, comma 12, del D.L. n. 179/2012), "non può trincerarsi dietro il disposto normativo che prevede uno specifico elenco da cui trarre gli indirizzi PEC ai fini della notifica degli atti giudiziari, per trarne benefici in termini processuali, così impedendo di fatto alla controparte di effettuare la notifica nei suoi confronti con modalità telematiche".

E' alla luce di tale ricostruzione normativa e giurisprudenziale che il TAR Napoli ritiene di poter applicare l'istituto dell'errore scusabile ex art. 37 c.p.a., con conseguente necessità di rimettere in termini la parte ai fini del rinnovo della notifica.
 
Approfondimenti

Consiglio di stato, sez. III, sentenza n. 744/18 - link

 

Notifica a mezzo PEC - Notifica effettuata dopo le ore 21 - Perfezionamento - Ore 7 del giorno successivo - Questione di legittimità costituzionale - Esclusione - Richiesta di rinvio pregiudiziale alla CGUE - Esclusione
 
Notifiche a mezzo PEC - Ricevuta di avvenuta consegna - Valore probatorio - Fino a prova contraria - Querela di falso - Non necessaria
 
Impugnazioni – Notifica della sentenza ai fini del decorso del termine breve – Notifica via PEC – Ricorso per cassazione – Deposito della relata di notifica (art. 369, c. 2, n. 2 c.p.c.) – Modalità – Copia non autentica del solo messaggio PEC - Insufficienza - Copia autentica degli allegati - Mancanza – Improcedibilità
 
Titolo esecutivo giudiziale - Decreto ingiuntivo telematico - Data sul documento - Irrilevante - Accettazione della cancelleria - Necessità
 
Notifica a mezzo PEC - Ricorso per cassazione - Sottoscrizione digitale del ricorso - Mancanza - Non sussiste - Sottoscrizione digitale della relata - Mancanza - Irrilevante
 
Impugnazioni – Notifica della sentenza ai fini del decorso del termine breve – Notifica via PEC – Ricorso per cassazione – Deposito della copia autentica della relazione di notificazione - Attestazione di conformità agli originali digitali delle copie analogiche - Mancanza - Improcedibilità  (art. 369, c. 2, n. 2 c.p.c.)
 
Ricorso ex art. 351 c.p.c. - Deposito su supporto cartaceo - Inammissibilità - Esclusione - Raggiungimento dello scopo - Sussiste
 
Procedimento davanti al giudice di pace - Comparsa di costituzione - Invio a mezzo posta dell’atto destinato alla cancelleria - Irritualità - Raggiungimento dello scopo - Sussiste - Effetti dalla data di ricezione dell’atto - Anticipazione al momento della spedizione - Esclusione