Cassazione: inammissibile il controricorso notificato presso la cancelleria anzichè all’indirizzo PEC del ricorrente

La Corte di Cassazione, sez. I Civile, con la sentenza n. 10102/19, ha ribadito che “la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria, innanzi alla quale è in corso il giudizio, ai sensi del R.D. n. 37 del 1934, art. 82, consegue soltanto ove il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’art. 125 cod. proc. civ. per gli atti di parte e dall’art. 366 cod. proc. civ. specificamente per il giudizio di cassazione, non abbia indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine.”
Nel caso di specie il controricorso per cassazione era stato notificato presso la cancelleria della Corte, pur in presenza dell’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata, peraltro comunicato al proprio Ordine, da parte del difensore del ricorrente.
Laddove il difensore abbia indicato il proprio indirizzo PEC, il controricorso va notificato a tale indirizzo, non potendo procedersi alla notifica presso la cancelleria, che va ritenuta nulla, con conseguente inammissibilità del controricorso.

Corte di Cassazione: se il provvedimento è digitale, il termine di impugnazione decorre dal deposito in Cancelleria

La Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza n. 10365/19, depositata il 12 aprile, torna ad occuparsi della decorrenza del termine per impugnare un provvedimento.

Nel caso in esame il decreto di accoglimento della domanda di equa riparazione, redatto e depositato telematicamente dal giudice il 12.05.2016, era stato “scaricato” dalla cancelleria, e quindi reso disponibile alle parti, solo il 27.05.2016. Ne segue che la notifica effettuata il 27.06.2016 deve considerarsi tempestiva perché rispetta il termine di trenta giorni dal deposito in cancelleria del provvedimento.

La Corte, aderendo a una costante giurisprudenza,  evidenzia come “sebbene l’art. 5, comma 2, della legge n. 89 del 2001 preveda che il decreto diventi inefficace qualora la notificazione non sia eseguita nel termine di trenta giorni dal deposito in cancelleria del provvedimento, deve ritenersi che tale termine decorra, in realtà, dalla comunicazione del decreto stesso alla parte ricorrente.”

Inoltre ribadisce che “più in generale, si è anche spiegato come, in tema di redazione del provvedimento in formato elettronico, la relativa data di pubblicazione, ai fini del decorso del termine di impugnazione, coincide non già con quella della sua trasmissione alla cancelleria da parte del giudice, bensì con quella dell’attestazione del cancelliere, giacché è solo da tale momento che la sentenza diviene ostensibile agli interessati (Cass. Sez. 2 , 09/10/2018, n. 24891).

 

PAT: il Consiglio di Stato torna sulla questione dell’inammissibilità del ricorso in forma cartacea

Il Consiglio di Stato, sez. V, con la sentenza 1 aprile 2019, n. 2126, ha integralmente riformato la sentenza con cui il Tar Emilia Romagna aveva dichiarato inammissibile e irricevibile il ricorso introduttivo e ciò per i seguenti motivi:
1) mancata redazione del ricorso in forma digitale (ovvero come documento informatico – PDF nativo);
2) mancata notifica a parte resistente di copia analogica dell’atto (il ricorso introduttivo) in originale informatico;
3) nullità della procura alle liti in quanto priva di data.

La motivazione viene censurata dall’appellante sotto i seguenti profili:
– quanto al ricorso, per violazione e falsa applicazione del principio di raggiungimento dello scopo ex art. 156, comma 3, c.p.c. perchè, nel caso di specie, il resistente si era regolarmente costituito in giudizio ed ha esposto le sue difese;
– quanto alla procura, per violazione e falsa applicazione degli artt. 22 e ss. del CAD perché l’asseverazione di conformità (della copia informatica della procura al suo originale analogico) è stata effettuata all’atto del deposito telematico della stessa unitamente agli altri atti e documenti di causa.

Tale censura così motivata è stata accolta dal Consiglio di Stato che ha ribadito il seguente principio di diritto: “il ricorso in appello redatto in formato cartaceo, sottoscritto con firma autografa del difensore e parimenti notificato alla parte appellata è da ritenersi meramente irregolare e non inesistente o nullo, giacché – pur non essendo conforme alle regole di redazione dell’art. 136, comma 2-bis, Cod. proc. amm. e dall’art. 9, comma 1, d.P.C.M. 16 febbraio 2016, n. 40 – non incorre in espressa comminatoria legale di nullità (art. 156, primo comma 1, Cod. proc. civ.) e ha comunque raggiunto il suo scopo tipico (art. 156, terzo comma 3, Cod. proc. civ), essendone certa la paternità e piana l’intelligibilità quale strumento finalizzato alla chiamata in giustizia e all’articolazione delle altrui relative difese: dal che consegue la sola oggettiva esigenza della regolarizzazione, benché sia avvenuta la costituzione in giudizio della parte cui l’appello era indirizzato (cfr. Cons. Stato, Sez. V, ord. 24/11/2017, n. 5490; Sez. IV, 4/4/2017 n. 1541)” (Cons. Stato, sez. V, ord. 4 gennaio 2018, n. 56)“.

A prevalere è pertanto un condivisibile indirizzo anti-formalistico, secondo cui la redazione e la notifica del ricorso in forma cartacea (anziché telematica) integra un’ipotesi di mera irregolarità, sanabile in virtù del principio del raggiungimento dello scopo.

Aggiornamento giurisprudenza – 16 aprile 2019

Cass., sez. VI-3, ord. interloc. 20 marzo 2019 n. 7898 (Pres. Armano, rel. D’Arrigo)
Impugnazioni – Ricorso per cassazione – Notifica a mezzo PEC – Stampa – Attestazione di conformità – Mancanza – Deposito dell’attestazione insieme con la memoria ex art. 380-bis c.p.c. – Condizioni di procedibilità – Regolarizzazione (Cass. SS.UU. n. 22438/2018)

Cass., sez. 2, ord. 19 marzo 2019 n. 7685 (Pres. San Giorgio, rel. Dongiacomo)
Impugnazioni – Ricorso per cassazione – Redazione come documento informatico – Notifica a mezzo PEC – Deposito di copia analogica e dell’attestazione di conformità – Mancanza – Inammissibilità

Cass., sez. VI-L, ord. 1 marzo 2019 n. 6175 (Pres. Curzio, rel. Spena)
Impugnazioni – Ricorso per cassazione – Redazione come documento cartaceo e come documento informatico – Notifica a mezzo PEC – Attestazione di conformità ex art. 369 c.p.c. – Mancanza – Deposito in vista dell’adunanza camerale – Mancanza – Inammissibilità

Cass., sez. VI-3, ord. 14 febbraio 2019 n. 4505 (Pres. Frasca, rel Vincenti)
Sentenza di Appello – Notifica a mezzo PEC – Oggetto “notificazione ex l. n. 53/1994” – Relata di notifica – Formato docx.p7m – Irrilevanza (Cass. SS.UU. n. 7665/2016)

Cass., SS.UU., sent. 28 settembre 2018 n. 23620 (Pres. Rordorf, rel. Campanile)
Notificazione della sentenza d’appello impugnata – Notifica a mezzo PEC – Indirizzo del destinatario – Pubblici elenchi – ReGIndE e INI-PEC – Albo professionale – Validità

Notifica a mezzo PEC – Omessa indicazione del codice fiscale del notificante – Omessa indicazione della dizione “Notificazione ai sensi delle legge n. 53 del 1994” – Irrilevanza – Raggiungimento dello scopo (art. 156, c. 3, c.p.c.)

Impossibilità di consultazione degli allegati alla notifica a mezzo pec e rimessione in termini

La Corte di Cassazione, sez. V penale, con la sentenza 14388/2019, depositata il 2 aprile, attribuisce al difensore che chiede la rimessione in termini per l’opposizione l’onere “di allegazione di circostanze impeditive della sua effettiva conoscenza” del provvedimento notificato.

Nel caso di specie la notifica del decreto penale di condanna si era perfezionata, ma solo formalmente: le ricevute di accettazione e avvenuta consegna erano state correttamente generate, ma un malfunzionamento del sistema – accertato anche dalla consulenza tecnica richiesta dal difensore destinatario – non aveva permesso l’apertura degli allegati; per tale motivo il difensore aveva sostenuto “che l’effettiva conoscenza del provvedimento non poteva dirsi raggiunta … sulla base della mera regolarità formale della notifica”. Il GIP, però, aveva rigettato l’istanza di rimessione in termini per proporre opposizione perché “sebbene gli allegati non fossero consultabili, i messaggi di posta elettronica recavano la puntuale indicazione della tipologia del provvedimento notificato e degli estremi di esso, con la conseguenza che era onere del difensore di fiducia domiciliatario attivarsi per venirne a compiuta conoscenza”.

La Corte, pur ribadendo l’orientamento costante secondo cui la notifica a mezzo pec al difensore si ritiene correttamente perfezionata con la generazione delle due ricevute, di accettazione e consegna, evidenzia come il giudice sia tenuto a verificare le ragioni della mancata conoscenza del provvedimento eventualmente presentate dal soggetto notificato, qui adeguatamente dedotte dal difensore. Il Giudice per le Indagini Preliminari, quindi avrebbe dovuto procedere all’accertamento delle “situazioni tali da far ragionevolmente dubitare che, nonostante la ritualità della notifica, non sia stata conseguita l’effettiva conoscenza del provvedimento da parte del destinatario”, ed esaminare quindi la richiesta di restituzione nel termine per proporre opposizione.