Errata indicazione dell’indirizzo PEC? La Cassazione precisa come procedere

La Cassazione, con sentenza 20 maggio 2020, n. 9238,  si è espressa sulle conseguenze dell’errata indicazione dell’indirizzo PEC nell’atto difensivo di parte.

Nel caso vagliato dalla Corte, il difensore aveva errato nel trascrivere il proprio indirizzo PEC nella comparsa di costituzione del giudizio di primo grado avanti al Giudice di Pace.

A fronte di tale errore (consistente in un mero refuso), controparte riteneva di poter provvedere alla notifica della sentenza di primo grado  presso la Cancelleria del Giudice di Pace.

La notifica – così eseguita ai sensi degli articoli 285 c.p.c. e 82 del r.d. n. 37 del 1934 presso la Cancelleria del Giudice di Pace (anziché all’indirizzo PEC della controparte) – veniva considerata rituale dal Tribunale di Appello che – su tale base – dichiarava tardivo ai sensi dell’art. 325 c.p.c. l’atto di appello notificato.

La pronuncia viene ora censurata dalla Corte di Cassazione sulla base di due principi.

L’uno è il principio generale in base al quale grava comunque sulla parte notificante l’onere di previa individuazione del domicilio del destinatario della notifica “tanto più se l’errore, come nel caso di specie, sia agevolmente individuabile attraverso la interrogazione di organi affidatari di funzioni di natura pubblica”.

In secondo luogo, viene in rilievo il principio per cui in seguito all’introduzione del “domicilio digitale” (previsto dall’art. 16 sexies del D.L. n. 179/2012), è valida la notificazione al difensore soltanto se eseguita presso l’indirizzo PEC risultante dall’albo professionale di appartenenzain quanto corrispondente a quello inserito nel pubblico elenco di cui al D.Lgs. n. 82 del 2005, art. 6 bis, atteso che il difensore è obbligato, ai sensi di quest’ultima disposizione, a darne comunicazione al proprio ordine e quest’ultimo è obbligato ad inserirlo sia nei registri INI PEC, sia nel ReGindE, di cui al D.M. n. 21 febbraio 2011 n. 44, gestito dal Ministero della Giustizia“.

L’applicazione dei predetti principi al caso di specie determina che la notifica della sentenza di primo grado, eseguita presso la Cancelleria del Giudice di Pace, avrebbe dovuto essere dichiarata nulla ed improduttiva del decorso del termine breve di impugnazione.

Il tutto in applicazione del principio secondo cui:

“l’errata indicazione negli atti giudiziari di parte dell’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore, non esonera in ogni caso la parte notificante dall’onere di diligenza di accertarsi preventivamente, mediante accesso ai registri pubblici, del corretto domicilio digitale del legale destinatario cui dirigere la notifica telematica, diversamente dovendo essere dichiarata invalida la notifica eseguita ai sensi del R.D. n. 37 del 1934, art. 82, comma 1, anche se il destinatario ha omesso di eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede quest’ultimo, a meno che, oltre a tale omissione, non ricorra altresì la circostanza che l’indirizzo di posta elettronica certificata non sia accessibile per cause imputabili al destinatario”